26 Ottobre 2020
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Aurelio Bisso, socio della sezione Emilio Lunghi di Genova, premiato dal Panathlon Club di Arezzo

22-10-2010 - Genova
Il Socio della sezione Emilio Lunghi di Genova, Aurelio Bisso, è stato premiato dal Panathlon Club di Arezzo nell´ambito del premio annuale 2009 "La cultura della memoria", per un suo racconto-verità.

L´ETICA SPORTIVA AL DI LA´ DELL´AMICIZIA


Ho iniziato a nuotare tardi, a 16 anni, ma nel 1963 era ancora possibile tentare di raggiungere qualche soddisfazione personale.
La Società Ginnastica Andrea D´Oria di Genova, sezione Nuoto, mi accolse nonostante annoverasse tra i suoi atleti numerosi nazionali.
Tue anni di allenamenti da "secchione" e gare sulle distanze dai 100 ai 1500 mt. s.l., ma naturalmente la mia posizione in campo regionale era di assoluta normalità.
Intanto vedevo che i più grandi o più dotati, differenziavano il nuoto praticando la pallanuoto (per la quale risultai negato) e si impegnavano in gare, le cosiddette "traversate" su fiumi, laghi ed in mare, vincendo quelle medaglie o quei rimborsi spese che a me sarebbero sempre stati negati.
Volli provare anche io e mi piacque.
Nello stesso tempo leggendo i giornali e vedendoli qualche volta di persona, mi incuriosivano i leggendari componenti della Squadra di Nuoto Pinnato della Società Cressi Sub-Sezione Nuoto, che la facevano da padroni in Italia ed in Europa, nel mezzofondo e nel fondo.
Con molta umiltà nella primavera del 1966 mi presentai e mi fu data facoltà di provare qualche pinneggiata in mare e lì provai la mia più grande demoralizzazione sportiva.
Pensavo di essere all´altezza di quei 5 nuotatori che usavano pinne di seconda scelta e che si allenavano quasi esclusivamente in mare, calzando in inverno mute appositamente preparate per loro,ma quanta delusione vedere che non riuscivo neppure a tenere la loro scia.
Mi accolsero ed a giugno mi fu concesso di far parte della staffetta veloce 4x200 mt e vincemmo il titolo di Campioni d´Italia.
Avevo toccato il cielo con un dito e mai mi sentii così parte di una "casta", formata dai miei concittadini, Giancarlo Spigno, Francesco Drago, Giulio Divano, Giovanni Maggiari , dal tecnico Francesco Pugliese e dal "patron" Egidio Cressi .
Mi allenavo con impegno ed ottenni il terzo posto individuale nel mezzo fondo e nel gran fondo, ma a settembre lasciai la Cressi per iniziare il servizio di leva, nel prestigioso Gruppo Sportivo Fiamme Oro di Roma, delle Guardie di Pubblica Sicurezza..
Il 1967 iniziò la stagione agonistica come avversario della mia squadra e dei miei più cari amici che mi avevano adottato come il fratellino minore.
Consolidai la mia posizione in campo nazionale con successivi secondi posto alle spalle del mio "guru" , maestro ed intimo amico, ma ora imbattibile avversario, Giancarlo Spigno.

27 agosto 1967, il giorno della Staffetta 4x3000 mt, in mare, traversata del Golfo Paradiso a Genova: tornavo per un paio di giorni nelle acque di casa!
Agonisticamente, non c´era storia: la Cressi Sub di Genova era la più forte in assoluto e ci si giocava il piazzamento tra G.S. FF.OO Roma, C.S.Carabinieri Napoli, C.N. Torino, Sub Bologna, nei cui team erano inseriti campioni italiani di nuoto, prestati al pinnato per l´occasione.
Avrei disputato l´ultima frazione, vedendomela con l´imbattibile Giancarlo Spigno della Cressi Genova e con il Campione Italiano di nuoto Riccardo Siniscalco dei Carabinieri Napoli..
Le frazioni di gara erano: Promontorio di Portofino-Camogli. Camogli-Recco, Recco-Sori, Sori-Bogliasco (tutte rinomate località del Golfo Paradiso).
In quella stessa giornata, nel tardo pomeriggio, nell´opposto Golfo del Tigullio, si disputava una gara di nuoto con ricchi premi in palio, così Giancarlo Spigno della Cressi Nuoto volle disputare la prima frazione della staffetta, correre nel vicino Golfo del Tigullio e partecipare anche all´altra gara.
Stetti con l´amico-avversario Francesco Drago in spiaggia, sotto l´ombrellone e un po´ si chiacchierò ed un po´ ci si appisolò; parlando della gara, non ci sarebbe stata storia; la Cressi Nuoto sarebbe arrivata all´ultima frazione con un buon vantaggio ed io e Drago avremmo contenuto l´eventuale esuberanza degli altri staffettisti; io avrei avuto su un piatto d´argento la vittoria nell´ultima frazione, ed una bella medaglia d´oro. Se andava come previsto!
Se nella prima frazione la Cressi Nuoto Genova prese un enorme vantaggio, qualcosa non andò nel verso giusto nella seconda e terza frazione, così quando arrivarono per l´ultimo cambio, la Cressi Nuoto aveva solo 1´ e 30" di vantaggio sulla mia Squadra, le FF.OO di Roma e 2´ sul C.S. Carabinieri Napoli (le previsioni erano 3-4´´ di distacco).
Con l´amico-avversario Drago ci guardammo negli occhi, un po´ perplessi, ma potevamo fare quanto detto in precedenza, tanto il distacco tra le nostre Squadre era sufficiente a giustificare una gara di controllo sugli altri concorrenti.
Entrai in mare e mi avvicinai alla barca di appoggio ove erano il mio Allenatore ed il Colonnello Comandante la Polizia Stradale di Genova.; misi le mani avanti dicendo che il nostro svantaggio era notevole, quindi..........
Con molta calma, forse intuendo i miei pensieri (alcuni anni prima egli disputava la stessa disciplina)l´Allenatore mi disse che la Squadra aveva messo l´anima, recuperando parte dello svantaggio iniziale e che io potevo fare il resto, purchè sgomberassi la mia mente. Allo stesso tempo i mie Compagni di Squadra, con la sofferenza della loro prestazione ben visibile sul volto, mi urlavano ed incitavano certi, beati loro, che ce l´avremmo fatta.

Sento i brividi riesumando questo ricordo: la mia dignità di atleta e di uomo contro l´amicizia e la simbiosi con la mia ex Squadra; mi avvicinai a Drago e gli dissi che dopo la lunga mattanza della partenza, avrei provato a mettercela tutta quindi lo pregai di controllarmi come solo Lui sapeva fare.
Drago capì e mi chiese solo di controllare un po´ l´avversario dei Carabinieri Napoli e poi fare quello che mi sentivo di fare. Così andò per circa un km., poi vidi che Drago riusciva a controllare la situazione e quando l´urlo del mio Allenatore e dei Compagni di squadra mi dissero: "VIA!"iniziare a scattare, rifiatare, scattare e rifiatare fino a prendere un passo lungo e veloce. Come mi sentivo bene! Avevo come riferimento della distanza percorsa le spiagge familiari, e dopo un po´ vidi la mia barca di appoggio quasi ribaltarsi dalle urla di gioia: avevo recuperato lo svantaggio e le forze sembravano moltiplicarsi. Alla fine mi facevano gesti di andare con più calma e quando tagliai il traguardo avevamo 1´ 30" di vantaggio sulla Cressi Nuoto.
Eravamo Campioni Italiani di Staffetta mezzo-fondo 1967!
Tutti in acqua, compagni di Squadra, Allenatore, Colonnello Comandante: abbracci, baci e la promessa che avrei avuto anche 15 giorni di congedo straordinario (li sto aspettando ancora adesso).
Avevo capito di avere compiuto, per loro, un´impresa; per l´Allenatore il frutto della preparazione; ed io? Mi avvicinai a Drago, appena arrivato e quasi mi scusai; ma il problema non esisteva assolutamente, anzi se la prese con l´atteggiamento tattico risultato errato della Sua Squadra.
Non potevamo fermarci alla cena di Gala, impediti dall´orario ferroviario per il ritorno a Roma.
I miei genitori, seguita la gara, tornarono a casa per preparare per la mia Squadra un piccolo rinfresco; avevo dimenticato i pensieri del pomeriggio e mi assaporavo appieno questa grande vittoria, con una gioia infinita. Avevo imparato una lezione di vita: da soli si può fare ciò che si vuole; se si è in gruppo, bisogna pensare al bene del collettivo.
Abitavo in una zona a ridosso del mare di Genova ed alla sera gli anziani stavano seduti in strada a godersi la frescura. Ad un tratto sotto la mia abitazione arrivò a velocità sostenuta e stridore di freni un "cellulare" della Polizia! Scesi circondato da una decina di ragazzi sia in divisa che in borghese e ci precipitammo dentro il palazzo; superato il cortile (sentendo il trambusto, i vicini che erano in casa si affacciavano alle finestre ) salimmo a casa mia. Dopo una mezz´oretta uscimmo, sempre correndo. Io avevo anche una borsa con biancheria estiva. Risalimmo sul "cellulare" e via sgommando. Per due giorni il vicinato parlò del fatto che mi avevano arrestato; poi con il passa parola si risolse anche questo simpatico siparietto finale.


Aurelio Bisso

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