30 Ottobre 2020
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"Avesse vinto il Torino, sarebbe stato scudetto"

11-12-2019 14:55 - La Spezia
da sx. Luigi Bonomi, Antonio Lucio Garufi, Leonardo Bruni, Pierluigi Peracchini





Torinese e torinista, Luigi Bonomi ha scritto un libro sullo scudetto del 1944. "Fu un campionato vero con 500 partite e 75 partecipanti. Unici capaci di sconfiggere il Grande Torino".


L'autore è stato ospite del Comando provinciale dei Vigili del Fuoco della Spezia diretto da Leonardo Bruni.



La Spezia - La caccia al tesoro di "Una squadra improbabile" finisce lì, dove inizia la storia di uno scudetto negato.

Quello dello Spezia Calcio e del 42° Vigili del Fuoco, tornato tra gli argomenti all'attenzione della FIGC anche grazie alla vasta letteratura che ormai ha generato.
Il romanzo che vi ha dedicato Luigi Bonomi ha un qualcosa che lo differenzia da tutti gli altri.
L'autore è torinese e torinista, figlio a sua volta di un granata nel cuore che un giorno da ragazzino corse alla collina di Superga, vicino a dove abitava, e vide in prima persona l'impossibile.

Il Grande Torino era un patrimonio di tutti gli italiani e dello Sport mondiale, il culto di quella squadra se possibile da allora è perfino aumentato.
Il libro è un tributo romanzato, non di parte, a loro e agli uomini di Ottavio Barbieri, e dell'ing. Luigi Gandino, al tempo, comandante del 42° VVF della Spezia..
Anzi, a volerla dire tutta la storia del campionato del 1944 rompe la perfezione degli anni dal '42 al '49.

Per Bonomi è uno dei motivi per cui quell'impresa fu presto dimenticata. "Se il campionato di guerra fosse stato vinto dal Torino, sono certo che oggi i granata avrebbero uno scudetto in più - dice - Per chi ha dubbi sulla consistenza di quel torneo del 1944, possiedo documentazione di oltre 500 partite disputate tra 75 squadre diverse. Non solo fu un campionato vero, ma era molto impegnativo perché tutte volevano arrivare fino in fondo. Il motivo è presto detto: fare parte di una squadra permetteva di evitare la leva e quindi la guerra".


La coppa sul tavolo, di fronte il prefetto Antonio Lucio Garufi, il sindaco Pierluigi Peracchini, il presidente CONI Liguria Antonio Micillo, il delegato CONI Augusto Franchetti Rosada, il presidente UNVS Piero Lorenzelli, una stella d'oro al merito sportivo come Danilo Caluri.

"Si tratta dell'unica sconfitta del periodo d'oro del Grande Torino - rammenta Bonomi - Una squadra fortissima che poteva contare oltretutto su Silvio Piola in quella stagione, bloccato in Piemonte per eventi bellici e arruolato da Vittorio Pozzo.
Per capire quanto fosse formidabile quella formazione, basti pensare che nel 1948 fecero una tourneé in Brasile che fu un grandissimo successo.
Ai tempi lì giocava un ragazzo molto promettente che si chiamava Jose Altafini, che venne soprannominato "Mazzola" dai suoi conterranei per sottolinearne la qualità. Soprannome che perse solo all'arrivo in Italia".
Il giorno dopo l'incredibile vittoria all'Arena Civica, la notizia usciva già ridimensionata. "La Stampa" di Torino sminuì quell'evento relegandolo a un terzo di colonna.
Gli si dà lo stesso spazio del furto di una damigiana d'olio nel numero di lunedì 17 luglio 1944 - mostra Bonomi su una diapositiva - L'articolo è scritto dallo stesso Pozzo e dentro si dà tuttavia atto di come gli spezzini avessero "meritato almeno il pareggio".

Altro particolare che non deve sfuggire è il gesto della Juventus, che con una punta di compiacimento il 24 giugno 1945 invita i campioni d'Italia a Torino per un'amichevole. Sarà l'ultima partita dello Spezia-Vigili del Fuoco, finita 2-1 per i padroni di casa".

Il romanzo in verità parte come la storia d'amore di un trentenne per una bibliotecaria spezzina.

Un nonno che muore e lascia alcuni indizi... il resto è lì per i lettori (Spunto Edizioni, 2016). C'è ovviamente ampio spazio per gli eroi spezzini di quell'anno, da Mario Tommaseo a Ottavio Barbieri con il suo sistema che fece impazzire tutti. "Lo Spezia lo utilizzò per primo e poi Milan e Inter ci vinsero le Coppe dei Campioni e l'Italia di Bearzot il Mondiale del 1982.
Ma fu lo stesso Nereo Rocco ad ammettere in un'intervista con Gianni Brera che in effetti fu Wando Persia il primo libero della storia del calcio italiano.

Quel campionato del 1944 ha insegnato molto a tanti...", continua Bonomi.

Arriva una delegazione di giocatori dello Spezia condotta da Nazario Pignotti.
Finito l'allenamento, Beppe Mastinu e Luca Mora si lasciano incuriosire dalla storia di un simbolo che loro possono portare sul petto ogni sabato. "Interessantissimo, organizzeremo un nuovo appuntamento in città", promette il sindaco mentre il comandante Bruni annuncia lo sforzo nel "tenere viva e far crescere questa storia".
Perché in fondo è di tutti, spezzini e non.


ANDREA BONATTI

CITTADELLASPEZIA.COM


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Fonte: UNVS La Spezia - La Spezia

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