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Il calcio è poesia - Il Mondiale del signor Jaleshwar Prasad

03-07-2016 23:43 - La Spezia
Doha (foto www.limesonline.com)
- Tutto iniziò in Uruguay, avevano fretta, ma erano avanti anni luce rispetto all´Europa. Ad esaltare il nazionalismo dentro lo Sport in quel paese contribuiva anche il fatto che nel 1930 l´Uruguay festeggiava il centenario dell´Indipendenza. Per l´occasione vollero lo stadio del Centenario, tempo di costruzione 8 mesi, nonostante le frequenti piogge, e costò un milione e mezzo di dollari oro uruguayani. Ma morirono in tanti su quelle pietre, lavoratori, occasionali. Successe nel suo piccolo anche in Francia, perfino in Svizzera nel 1958 ed anche gli inglesi a casa loro nel 1966 forse nascosero qualcosa. Fu anche il triste caso di Italia ´90, di morti bianche sul lavoro di gente che era lì per costruire il sogno mondiale di altri. Su impalcature, ferri, tubazioni. E´ la storia dell´altro mondiale, quello delle morti che i gol e la coppa al cielo nascondono all´occhio del tifoso. L´ultimo in ordine di tempo ha un nome che rimarrà sconosciuto al mondo ma che è pur sempre parte di un Mondiale. Un operaio indiano, il 48enne Jaleshwar Prasad, aveva famiglia, ed era impegnato nella costruzione di uno stadio per i mondiali di calcio in Qatar del 2022. Un rapporto di Amnesty International aveva denunciato la condizione di migliaia di lavoratori in condizioni di schiavitù, come lui. Lavorano per 5 euro al giorno, senza assicurazione e gli hanno tolto anche il passaporto. Partono la mattina con code di pullman che si mettono uno sull´altro. Mentre il Mondo guarda ed esulta per un gol, qualsiasi. E´ morto qualche settimana fa per un arresto cardiaco. L´operaio si era sentito male, lavorando allo stadio Al Bayt, a nord della capitale Doha. La morte è avvenuta due ore piu´ tardi all´ospedale al Khor. I giornali del posto hanno riportato qualche riga, altri neppure la notizia. Al Bayt è uno stadio da 60mila posti che ospiterà le semifinali dei mondiali, ma lui non saprà mai come andrà a finire quell´avventura. Secondo i più critici, ma anche secondo altri, i morti per la costruzione dei siti per i mondiali sono stati già 1.200. Attualmente i lavoratori impiegati sono circa 5.100 ed è previsto un loro aumento fino a 36mila unità nel 2018. Numeri dicono senza precedenti." Un Mondiale come non lo avete mai visto. Senza spostamenti da una città all´altra e con stadi distanti poche decine di chilometri dal centro di Doha, la capitale del Qatar che ospiterà tutti gli incontri e tutte le nazionali" hanno scritto di recente, ed è tutto vero. Ma su quei morti sul lavoro, per costruire da zero stadi a cinque stelle, diversi nuovi alberghi e tre linee della metro, una rivoluzione in pieno stile, c´è una somma di croci che supereranno sicuramente i gol.

ARMANDO NAPOLETANO


Fonte: UNVS La Spezia

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