31 Ottobre 2020
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Il calcio è poesia - Uno stadio da Urlo

14-10-2016 11:49 - La Spezia
Domenico Di Carlo (foto AC Cesena)
- La penso un po´ come Eduardo Galeano, il calcio è una cosa da manicomio, e lui non aveva mai visto il nostro stadio. La mania di urlare lividi paonazzi per questa squadra ed i suoi colori ha finito per mandare a picco la ragione e tutto quello che le somigli, ed alla deriva vanno i resti del naufragio, in acque sempre agitate da una furia senza tregua per 90 minuti ed oltre. Al Picco, invece, va tutto il resto, avvolto in una bandiera, con la faccia dipinta. Chi va al tempio non viene mai solo, porta da casa una passione che è giusto tramandare da padre in figlio. Ed è per questo che dentro e fuori dal prato verde è meglio urlare, lo hanno fatto Mandorlini, Soda, Bjelica, prima ancora Sonetti, Mazzanti, Corradi, perfino il colonnello Dominissini. O Claudio Onofri, a pugni chiusi o Mimmo Di Carlo, perfino con educazione. E poi lo hanno fatto i giocatori, dopo un gol, o per protestare. Tutti si sono adattati anche gli ospiti e per tutti gridò un tardo pomeriggio Pavel Nedved, che aveva solo segnato all´ultimo secondo disponibile allo Spezia, non al Real Madrid o al Brasile. E tutto questo urlare ha inciso nel costume sociale del calcio nel nostro paesotto. Tutti aspiranti tenori, dentro e fuori, ogni posto riservato compreso. E così facendo le pedane e le platee ed ogni posto si è riempito di persone alienate da questo suono. Mai parlare sotto voce tra quelle vecchie mura. Mai. Per farsi sentire da quelli che frequentavano decenni prima quelle antiche scalee, spettatori nello stadio dei sogni, e per coloro che lo faranno, ed ancora non lo sanno.

tratto da 1906-2016, 110 minuti di storia, Mostra Fondazione Carispezia

ARMANDO NAPOLETANO



Fonte: UNVS La Spezia

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