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Non ho permesso alla guerra di insegnarmi l´odio

27-03-2015 00:32 - La Spezia
a sx. Nenad Bjelica, Allenatore dello Spezia Calcio e Armando Napoletano, Giornalista Scrittore

Ieri sera la presentazione di "Nenad Bjelica, l´ultimo degli Zeman" di Armando Napoletano in una serata di beneficenza con l´Orgoglio Spezzino e le Edizioni Cinque Terre. Il tecnico: "Alla Spezia le emozioni di quando ero un bambino a Osijek".

La Spezia - Era piena la sala dell´area verde di Melara ieri sera per la presentazione di "Nenad Bjelica, l´ultimo degli Zeman" e per una serata di solidarietà e sorrisi. Del volume edito dalle storiche Edizioni Cinque Terre, di come è nato e delle decine di storie che al suo interno si intrecciano, hanno parlato l´autore Armando Napoletano, il tecnico dello Spezia Nenad Bjelica, il presidente dell´Orgoglio Spezzino 1988 Massimo Lombardi e il primario di pediatria dell´ospedale Sant´Andrea della Spezia, Stefano Parmigiani.
E´ proprio al reparto che ospita i più giovani pazienti della città che il ricavato della vendita delle copie durante la serata di ieri è stato interamente devoluto. Un´iniziativa di solidarietà, l´ennesima, da parte del club di tifosi aquilotti che si avvicina a grandi passi ai trent´anni dalla fondazione. Lombardi ha ricordato gli esordi dei progetti solidali dell´Orgoglio: i primi anni Novanta e la Croazia di Bjelica sconvolta dalla guerra. Palloni, magliette e borse per i bambini d´oltreadriatico.
Il libro, che parte proprio dalle vicende di un Bjelica bambino e poi giovane calciatore nella sua Osijek così vicina al fronte, nasce quasi per caso. "Un´intervista di qualche minuto che diventa una chiacchierata di tre ore - ricorda Napoletano - E poi un altro incontro: parole, fotografie e ricordi. Invece di un articolo nasce un libro che è anche una scommessa. Perché statisticamente in questi anni gli allenatori sono arrivati e ripartiti velocemente da queste parti. Siamo andati avanti lo stesso, ed eccoci qua". A parlare di un libro letteralmente andato a ruba tra librerie e edicole.

E´ toccato poi a Bjelica raccontare un po´ di sè. "Quando sono arrivato in Italia la scorsa estate si è parlato molto di come lavoro, di come sono fatto e che probabilmente avrei dovuto cambiare alcuni aspetti. Io ho parlato subito con il coordinatore del progetto Spezia, Damir Miskovic, e gli ho detto: "Io sono come sono, non mi puoi cambiare. O mi fai esonerare senza aver neanche giocato una partita, sennò mi devi accettare come sono". Lui mi ha spalleggiato, mi ha dato un grandissimo aiuto. Un aiuto che non ho avuto per esempio l´anno prima all´Austria Vienna. Oggi mi sento autentico, proprio come mi vedono gli spezzini e come mi vedono i miei giocatori. Non voglio essere altro che questo, d´altra parte il rapporto che si è creato con tutti mi rende euforico e mi dà la forza di lottare senza mollare mai".
Il bambino di Osijek che, proprio come tanti che affollano la Ferrovia oggi, sognava solo di indossare la maglia della sua città. "Non ho ancora mai vinto nulla alla Spezia eppure ho ricevuto lo stesso amore che mi ha tributato Osjiek, la città dove sono nato e dove ho giocato. Solo qui ho sentito quello che provavo quando ero bambino e quando sognavo di giocare con la maglia della mia città".

Dalla provincia croata all´Europa: Djorkaeff, Basler, Morientes e Klose - "il più grande" - come compagni. In mezzo gli allenamenti sotto gli allarmi, l´addio al Paese natale e un carattere forgiato anche da quegli anni così difficili per i Balcani. "Qualche mio compagno con grande talento non è arrivato dove poteva e dove sono arrivato io in carriera. Tutto quello che mi è successo da giovane, quel passato difficile, mi ha dato la forza di lottare oltre i miei limiti. E tutto quello che mi è successo da giocatore lo porto con me da allenatore oggi. Io ero sfortunato perché con una madre croata e un padre montenegrino ero il nemico di tutti. I croati mi vedevano come nemico per via di mio padre, i montenegrini altrettanto per via di mia madre. Però oggi posso dire di essere stato fortunato perché non ho imparato a odiare nessuno. Non tutti però ci sono riusciti e così abbiamo avuto una guerra inutile, e abbiamo visto tante famiglie distrutte. Oggi? Oggi chi era ricco allora è più ricco adesso, e i poveri sono più poveri".
L´Austria, con un pensiero speciale a un giocatore. La dedica che non ti aspetti ma che racconta molto del carattere del tecnico. "Alexander Grunwald. Nella sua carriera di calciatore ha avuto già tre operazioni al crociato, e ha solo 25 anni. L´ultima volta gli è successo un mese dopo la qualificazione alla Champions League con l´Austria Vienna. Aveva il sogno di giocare quella competizione con la maglia di un club che forse rigiocherà la Champions tra vent´anni. Non ha potuto coronare quel sogno, ma ora è tornato e sono felice per lui".

Alunni e maestri, come Eric Gerets che allenò Bjelica da giocatore nel Kaiserslautern. "Una sera eravamo in ritiro prima di una partita, mandò i titolari a dormire e trattenne noi che saremmo andati in panchina. Ci chiese di parlare uno per uno, di tirare fuori eventuali problemi. Quando toccò a me aprire bocca gli dissi: "Mister, non capisco: l´anno scorso ho giocato tanto e con me titolare abbiamo raccolto 28 punti su 30. Perché non gioco più?". Mi guardò un po´ e mi rispose: "Ci devo pensare, domani ti darò una risposta". Sono passati dieci anni e sto ancora aspettando quella risposta (risata, ndr). Questo episodio non lo dimenticherò mai. E´ l´allenatore con cui mi sono trovato meglio in carriera, l´ho già perdonato".
Nel libro un contributo di Zvonimir Boban, non un personaggio qualsiasi in Croazia. "Uno sportivo e una persona esemplare. Oggi tenta di portare lustro al giornale sportivo croato più importante, fa il giornalista. In generale è un simbolo croato: la gente lo vorrebbe più partecipativo in tutto, anche nella politica. Ma a lui piace parlare, commentare e scrivere di calcio. E´ veramente una persona speciale".

Pungolato dal dottor Parmigiani, che lavora con i bambini, dispensa consigli a chi vuole diventare un giocatore professionista. "I consigli vanno innanzitutto ai genitori: lasciate crescere i figli e non pensate che possano essere loro a risolvere i vostri problemi quotidiani. Fargli pressione è sbagliato, devono avere la tranquillità di fare quello che vogliono fare. Diventare giocatori professionisti è molto meno importante che diventare persone educate e rispettose di tutti. I miei figli giocano, anch´io vado al campo a vederli giocare. Ma finita la partita me ne vado a casa e non parlo mai di quello che hanno fatto. Così come non vado a chiedere all´allenatore perché li ha fatti giocare in una posizione piuttosto di un´altra.
Ai bambini dico di avere costanza, di non arrendersi mai. Lo dico anche ai miei giocatori: oggi non giochi, ma domani potrebbe arrivare un altro allenatore e tu devi essere pronto per entrare in campo. Questo vale anche per i ragazzi e le ragazze".
Poi l´attualità di una gestione dello spogliatoio che ha formato un gruppo di atleti in campo, e di uomini fuori. "Non carico mai le partite, perché quel tipo di pressione può rendere la gambe pesanti. Tre anni fa pensavo fosse una buona cosa, oggi credo sia totalmente sbagliata. Abbiamo parlato il primo giorno di dove vogliamo arrivare e oggi ci concentriamo solo sul lavoro. Non pensiamo né a vincere, né alla classifica e tantomeno alla serie A. Prima della partita contro il Livorno vedevo la squadra molto tesa la mattina. Abbiamo scherzato durante l´allenamento mattutino e prima di andare via gli ho detto: "Fortunati voi, se potessi giocare io questa partita! E´ un grande privilegio il vostro". Ci siamo fatti due risate". E tutti sanno com´è andata.

Andrea Bonatti per Cittadellaspezia.com

Fonte: UNVS La Spezia

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