14 Novembre 2018
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Festival dello Sport, Gianfelice Facchetti e lo Spezia dei pompieri

15-10-2018 10:59 - La Spezia
da sx. Raffaele Kohler, Luciano Macchia, Domenico Mamone (Ottavo Richter Trio) e Gianfelice Facchetti




http://www.vigilfuoco.it/sitiSpeciali/viewPage.asp?s=2&p=6721



È il 1944, l´Italia è divisa in due con il sud controllato dagli Alleati e il nord ancora in mano ai nazifascisti che cercano di difendere la linea Gustav e devono rispondere agli attacchi delle forze partigiane. In questo clima, sotto ai bombardamenti degli angloamericani, viene organizzato un torneo di calcio, denominato Campionato Alta Italia. Verrà vinto da una squadra inaspettata. La sua storia è diventata uno spettacolo scritto da Gianfelice Facchetti e Marco Ciriello e interpretato dallo stesso Facchetti e dall´Ottavo Richter Trio.


"L´idea di realizzare uno spettacolo su questa storia mi è venuta leggendo il libro di Armando Napoletano, Un giorno di allarmi aerei, nel quale il giornalista del Secolo XIX ha raccolto le testimonianze di alcuni dei sopravvissuti di questa incredibile vicenda". Gianfelice Facchetti racconta così di come ha deciso di realizzare lo spettacolo teatrale Eravamo quasi in cielo, nel quale ripercorre quel campionato vestendo i panni dell´allenatore della squadra che poi avrebbe trionfato, lo Spezia guidato da Ottavio Barbieri.

Il campionato dei pompieri

Il Campionato Alta Italia viene istituito come unico torneo della Repubblica Sociale Italiana, stato fantoccio della Germania nazista, e raccoglie squadre di diverse categorie. Tra queste vi è lo Spezia ma, per esentare i suoi giocatori dal servizio militare, la squadra viene presentata come compagine dei vigili del fuoco, mentre il Torino di Mazzola e Piola aveva deciso, in accordo con la FIAT, di assumere i calciatori nell´azienda della città della Mole.
Le vicende che i "pompieri" spezini si trovano ad affrontare nei mesi nei quali si svolge il campionato sono tante, soprattutto nella loro città, vittima di moltissimi bombardamenti: "La Spezia era un obiettivo importante per gli Alleati, poiché il suo arsenale riforniva le truppe della RSI", spiega Gianfelice Facchetti. Spesso infatti le partite vengono interrotte per ore proprio per consentire ai giocatori e ai (pochi) spettatori, di ripararsi nei rifugi.
I giocatori dello Spezia, che prima dell´interruzione dei campionati militavano in Serie B, a sorpresa inanellano una vittoria dopo l´altra e arrivano fino alle finali, anche grazie agli sviluppi del conflitto. Il 18 maggio 1944, infatti, la linea Gustav viene sfondata dagli Alleati e alcune compagini dell´Italia centrale sono costrette a dare forfait e i vigili del fuoco spezzini arrivano fino alla finale, nella quale devono affrontare la squadra più forte del tempo: il Torino guidato da Pozzo in panchina e da Piola e Mazzola in campo.

La vittoria di Davide contro Golia

"Vittorio Pozzo entrò negli spogliatoi dello Spezia - racconta Facchetti - e ricordò ai pompieri liguri che la sua squadra era abituata a battere qualsiasi avversario per tre o quattro gol di scarto". Il campo però racconta un´altra storia, e gli uomini guidati da Barbieri riescono a sconfiggere i più blasonati avversari per 2-1: "Loro viaggiavano in un torpedone FIAT coperto, lo Spezia usava un vecchio camion dei pompieri che esponeva i giocatori alle intemperie - sottolinea ancora Facchetti - inoltre quel Torino era l´unica squadra che riusciva a richiamare il pubblico allo stadio. Anche sotto i bombardamenti".
Insomma, una storia a lieto fine. O quasi: pochi giorni dopo la vittoria del campionato con un comunicato, la FIGC decreta che quello appena concluso non sarebbe stato considerato come un vero e proprio torneo, equiparabile quindi ai campionati giocati fino alla stagione 1942/43, ma un torneo di guerra. Solamente nel 2002 lo Spezia avrebbe ricevuto un titolo onorifico che riconoscesse quella vittoria.

Il lavoro di ricostruzione e...la trovata delle figurine

Eravamo quasi in cielo è stato scritto da Gianfelice Facchetti e Marco Ciriello attingendo, oltre che dal libro di Napoletano, anche da altre importanti fonti: "Mi hanno aiutato, oltre al giornalista del Secolo XIX, anche alcune persone della città di La Spezia, il fratello di uno dei giocatori è ancora vivo e mi ha dato una mano con i suoi racconti, ma pure nella caserma dei vigili del fuoco abbiamo trovato fonti preziose".
Durante lo spettacolo, inoltre, viene dato a ciascuno spettatore un album con dodici spazi vuoti e altrettante figurine, che rappresentano alcuni dei protagonisti citati nella pièce: "Bisogna fare una premessa - precisa Facchetti - io sono un malato di figurine, sono un collezionista e quindi dato che mi piace a teatro poter dare a chi non conosce la storia uno strumento per poter seguire la rappresentazione, evitando le solite proiezioni di video. Insieme a un amico che lavora nel settore delle figurine abbiamo creato questo piccolo album, una sorta di libretto d´opera iconografico che ha il potere di portare lo spettatore nel mondo che viene rappresentato sul palco".
Un´idea sicuramente originale, che permette di immergersi completamente nel racconto di una storia sportiva poco conosciuta, ma assai interessante.

FEDERICO SANZOVO



"ERAVAMO QUASI IN CIELO" , va in scena il coraggio


Al Muse va in scena "Eravamo quasi in cielo", uno spettacolo di Gianfelice Facchetti, attore, drammaturgo e regista teatrale, che narra del campionato di calcio 1943-44, vinto dal La Spezia Calcio, squadra dell´omonima città. Una squadra nata quasi per caso, capace di raggiungere un risultato impensabile, perché nata tra i bombardamenti e le tante difficoltà, non solo organizzative. Una partita incredibile che non trova spazio nell´albo d´oro del campionato di calcio, dove il calcio giocato è diverso diverso da quello al quale siamo abituati, il calcio al tempo della guerra, con le sue gioie, i suoi dolori e le sue contraddizioni. Ma una partita vissuta come se la guerra fosse lontana. Anche questo, un modo di vivere, di sopravvivere, un modo per salvarsi. Il messaggio è invito rivolto ai giovani in particolare, che rivela quanto lo spirito sportivo può essere inarrestabile e determinante, almeno quanto l´impegno di quei ragazzi che, abituati a mettere in gioco la propria vita per salvare quelle altrui dalla devastazione delle fiamme, scelgono di "combattere" sul campo da gioco, vincendo contro ogni pronostico e contro le innumerevoli avversità di quei giorni che hanno reso memorabili.

Lo spettacolo di Gianfelice Facchetti e Marco Ciriello (con Gianfelice Facchetti e L´Ottavo Richter Trio Raffaele Kohler, Luciano Macchia, Domenico Mamone, scenografie e costumi di Vittoria Papaleo) racconta una delle pagine più romantiche della storia del calcio italiano: i protagonisti sono i Vigili del Fuoco Spezia, Bani, Borrini, Amenta, Gramaglia, Persia, Scarpato, Tommaseo, Rostagno, Costa, Tori e Angelini, guidati da Ottavio Barbieri. Nel 1944, con la Seconda Guerra Mondiale giunta ad un punto cruciale, percorrono il Nord Italia a bordo di una vecchia autobotte modificata e sempre sotto il rischio dei bombardamenti, arrivano a quell´indimenticabile 16 luglio 1944, quando i colpi di Angelini stendono l´imbattibile Torino, portando gli uomini di Ottavio Barbieri sul tetto d´Italia. Una squadra formata da ragazzi forti e fortunati, perché messi in salvo dal calcio.
Questa vicenda è ormai divenuta un vero e proprio "mito", fondato sullo spirito sportivo, sull´impegno e sul superamento di ogni avversità grazie alla collaborazione ed al sacrificio dimostrato da questi "eroi". Il raccontarla è un invito rivolto ai giovani in particolare, che rivela quanto lo spirito sportivo può essere inarrestabile e determinante, almeno quanto l´impegno di quei ragazzi che, abituati a mettere in gioco la propria vita per salvare quelle altrui dalla devastazione delle fiamme, scelgono di "combattere" sul campo da gioco, vincendo contro ogni pronostico e contro le innumerevoli avversità di quei giorni che hanno reso memorabili.
"Siamo fatti di macerie e di fango. La nostra storia è stata scritta su fogli di carta che presto sono stati distrutti. Ma un giorno un Dio creò le figurine e l´album per raccoglierle. E creò la memoria". Con queste parole Gianfelice Facchetti, attore, drammaturgo e regista teatrale, introduce lo spettacolo.
Questa storia doveva trovare una sua memoria e l´ha ritrovata in questo spettacolo. "La sua giusta collocazione in una trascrizione teatrale - spiega Facchetti - dopo tanti anni, ho sentito che era giunto il momento di farlo: insieme a Marco Ciriello lo abbiamo scritto e abbiamo debuttato a Milano e stiamo girando l´Italia da un po´ di mesi con molta soddisfazione».
Il pubblico da un lato reagisce con sorpresa e stupore alla storia narrata, perché in realtà, pochi la conoscono; quando poi realizzano che è tutto vero ed è accaduto realmente, c´è una sorta di empatia con quella squadra, quella città e quel vissuto: un senso di rivalsa per un´ingiustizia di una vittoria che non ha mai trovato una collocazione fino in fondo nel calcio italiano.
«Oggi il calcio è cambiato molto - racconta Facchetti - e ritrovare quella purezza e quei valori che hanno vissuto i giocatori dello Spezia è molto difficile: io però sono un´ottimista per natura e credo che la voglia di raccontare una storia del genere dopo settant´anni serva molto, soprattutto ai giovani. Quando si sentono storie di persone che hanno vissuto con coraggio e con un altro spirito situazioni che oggi abbiamo un po´ perso, ecco, questo è un modo per rinfrancarsi e darsi da fare. Sono cambiate molte cose, ma oggi secondo me sono proprio i giovani che si affacciano al calcio quelli che hanno fame di storie come questa e perciò sono il pubblico ideale rispetto agli adulti».





Fonte: UNVS La Spezia La Spezia

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