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Il calcio è poesia - Scusate, ha segnato Loris Boni

29-02-2016 17:09 - La Spezia
oris Bon
- Erano i tempi in cui si davano calci al vento o calci alle gambe. Chi li dava al pallone aveva il numero 4 o l’8 sulla schiena veniva quasi guardato male dal 10, che si reputava da sempre l’unico a poter parlare con la sfera. Perfetta, perché rotonda. Erano gli anni dei centrocampisti generosi ed appassionati, di quelli che dovevano avere in una summa il senso geometrico, i polmoni larghi, garretti alti, e non meno di quattro ‘palle’, di quelle che non si possono calciare. Era il calcio dei Mario Bertini, prima che fosse quello un pochino più stilizzato di Lele Oriali, o quello dei più slanciati Tardelli. Vite da mediani, gente come Loris Boni, una figurina con i baffi. Uno che veniva da Remedello, nel bresciano, che stava bene con quella maglia blucerchiata da ciclista, e che esordì in serie A che non aveva neanche 19 anni. Uno che sui palloni che contavano spuntava come chiamato dal destino operaio, all’appello. Figurina numero 223, Boni Loris, eccomi. L’album Panini ogni anno ne regalava una posa da mediano, non c’era verso, precisa. Boni e di suoi baffi giocheranno nella Sampdoria ma anche nella Roma, nel Pescara, Cremonese e Legnano, perfino in nazionale under 23. Una carriera esistenziale nel calcio, senza che le carenze dinamiche venissero mai a galla perfino da vecchietto; 208 presenze e 5 reti in Serie A e 63 presenze e una rete in Serie B. Ma la prima non l’ha mai scordata, segnata all’Inter, in un 4-4 anche quello, da figurine. Solo che segnarono 3 gol Boninsegna, uno che divenne vice campione del Mondo, poi Corso, uno che andò sul tetto del mondo con l’Inter; poi Marcello Lippi, un altro che diventerà campione del mondo da mister, Suarez pallone d’oro nel 1960. Nello Santin servì come benedizione, Boni si guardò attorno ed a rivedersi non ci crede bene ancora oggi:” Quel giorno giocavo a San Siro – ci raccontò - un´emozione che cercavo di mascherare e non era facile. Davanti avevo idoli, giocatori che sino a ieri vedevo veramente nelle figurine. La partita iniziò, il mio rivale era il mio idolo Bertini, non era una partita facile psicologicamente, mettetevi nei miei panni di ragazzo. Non passarono molti minuti che ricevetti palla nella trequarti campo e andai diritto verso l´area interista, mi venne incontro proprio lui Bertini e io feci una finta che mai avevo fatto e forse mia avevo sognato; un movimento naturale per liberarmi del mio avversario. Appena spostai la palla da sinistra a destra calciai con tutta la mia forza e la palla andò diritta verso l´angolo alto alla sinistra del portiere. Goollllllllll!!!!!!!!! Proprio così goollll”. Alla Roma costò 800 milioni quel gol, perché i giallorossi lo vollero con loro dopo qualche anno. Non si è più ripetuto. Le figurine non segnano a comando.

ARMANDO NAPOLETANO



Fonte: UNVS La Spezia

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